Cambiamenti climatici: cosa accadrà alla nostra alimentazione?

Alcuni alimenti sono a rischio estinzione, mentre altri potrebbero entrare a far parte della nostra dieta

I cambiamenti climatici avranno un peso sulle abitudini alimentari globali. Non tutti però sanno che sono proprio gli alimenti, e principalmente il modo in cui sono prodotti, ad inquinare. L’agricoltura globale è responsabile per circa un terzo delle emissioni dovute alle attività umane, una percentuale superiore a quella generata dall’intero settore sia dei trasporti sia della produzione di elettricità. La sola zootecnia contribuisce al 18% delle emissioni. Un cane che si morde la coda dunque: i cambiamenti climatici, e l’inquinamento in generale, contribuiscono alla scomparsa o alla minor produzione di alcuni alimenti, che a loro volta contribuiscono in maniera determinante all’inquinamento e ai cambiamenti climatici.

Insomma una situazione non di facile soluzione, a cui però si può lentamente rimediare. I dati indicano come sia la carne bovina ad incidere maggiormente sulla produzione di emissioni. Quindi diminuire il consumo di carne rossa, consumandola al massimo due volte alla settimana come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, aiuterebbe sensibilmente ad invertire la tendenza.

Molti diranno: e allora una dieta vegetariana, o addirittura vegana? Certo con queste diete le emissioni si ridurrebbero drasticamente, addirittura del 60%, 70% se fossimo tutti vegani (si parla naturalmente della parte di emissioni collegate al cibo), ma questo avrebbe delle conseguenze sia economiche che ambientali.

Gli alimenti a rischio estinzione

Come detto sopra, presto le nostre abitudini alimentari dovranno cambiare. Alcuni alimenti, molto amati e consumati, rischiano di diminuire drasticamente nel giro di pochi anni. Nei prossimi 10 anni verrà prodotto il 15% in meno di riso mentre il 25% delle produzioni di cioccolato e caffè rischiano di sparire entro il 2050. I cereali, non solo il riso, sono a rischio. Soia, ceci, banane e arachidi sono altre colture che i cambiamenti climatici stanno decimando, e decimeranno sempre di più.

Ma anche gli allevamenti sono a rischio. Per far crescere un animale sano c’è bisogno di un gran quantitativo d’acqua: per la carne bovina 15.415 litri per ogni kg, per quella di maiale 5.988 litri per Kg, e la continua carenza d’acqua e la desertificazione sono due fattori da tenere in forte considerazione. Per gli amanti del vino poi arrivano notizie ancora peggiori: nei prossimi 50 anni ne verrà prodotto l’85% in meno. Una tendenza che possiamo intuire già in questi anni: nonostante la produzione non sia in calo, le mutevoli condizioni climatiche con eventi brevi e estremi in piena estate spesso rovinano la vendemmia.

C’è poi il problema del pesce: la pesca intensiva ha già messo in crisi molte specie. La plastica presente nei mari sta facendo il resto. E infine l’innalzamento delle temperature dell’acqua porterà a inevitabili cambiamenti e ad una popolazione marina inferiore. Si parla di un milione e mezzo di tonnellate di pesce in meno con un grado e mezzo di temperatura dell’acqua in più.

I nuovi alimenti

A fronte di una diminuzione degli alimenti tradizionali, c’è un aumento di alimenti “nuovi”. Gli insetti, che nella cultura orientale sono da secoli un cibo prelibato stanno sempre più prendendo piede nei mercati occidentali. Ad esempio negli Stati Uniti si prevede un incremento del consumo di insetti del 40% entro il 2023. Le alghe sono un altro alimento del futuro: complete dal punto di vista nutrizionale e già presenti in integratori e farine. Anche i fichi d’india sono in crescita, la resistenza e la capacità di crescere anche con carenza d’acqua e in climi aridi sono un punto a favore di questi frutti.

Ma i cambiamenti climatici stanno comportando anche delle variazioni sostanziali nelle coltivazioni. Per dirne una, nel Sud Italia si sono moltiplicate le colture di frutti esotici, che fanno da contraltare al calo di produzione di frutti appartenenti alla tradizione di quelle terre. Bisognerà abituarsi. Oppure fare qualcosa per cambiare lo stato di fatto, in fretta.

A tal proposito il team di ricercatori Eat-Lancet ha proposto un regime alimentare sano e sostenibile. La dieta universale presentata dalla commissione scientifica e pubblicata sulla prestigiosa rivista il 16 gennaio 2019, prevede di raddoppiare a livello globale i consumi di frutta, verdura, legumi e noci e ridurre di oltre il 50% quelli di zuccheri e carne rossa. Una dieta sostenibile anche per la Terra, oltre che per suoi sempre più numerosi abitanti.

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