Il Fake Fish presto sulle tavole europee

Dopo la finta carne arriva il finto pesce. Negli Stati Uniti già spopola, e a breve potrebbe sbarcare da questa parte dell’Oceano

Dopo la Fake Meat, la finta carne con sostanze 100% vegetali che da un paio di anni è in commercio, dagli Stati Uniti arriva il Fake Fish: ovvero pesce che ha il sapore di pesce ma pesce non è. Quelle che inizialmente erano start up sono iniziate a diventare vere e proprie industrie su cui stanno investendo anche personaggi del calibro di Bill Gates o colossi come Google.

Gamberetti, tonno e altro, hanno la forma dei pesci - o crostacei - in questione, ne replicano il sapore, ma non lo sono. Una sorta d’inganno, ma di cui il consumatore è consapevole perché ben specificato. Un prodotto che, come è successo per la fake meat, dà la sensazione anche a chi non può mangiare quegli alimenti di mangiarli.

La maggior parte di questi prodotti non sono ancora in vendita in Europa, ma a giudicare dal successo ottenuto dall’altra parte dell’Atlantico, presto potrebbero finire sugli scaffali del Vecchio Continente, e magari è possibile che nascano aziende europee che producano questo “novel food”.

Gamberetti

La start up californiana New Wave Foods è riuscits ad ottenere un prodotto con il colore e il sapore, oltre che la forma, dei gamberetti utilizzando proteine vegetali, aromi naturali e alcuni tipi di alghe (le stesse da cui molti gamberi ottengono il colore).

Tonno

La Good Catch, invece, propone un finto tonno. Anche qui il sapore è simile, ma di pesce non ce n’è. Il loro tonno senza tonno è disponibile in tre gusti (semplice, mediterraneo, olio e erbe) e presto lanceranno cibi surgelati. La consistenza deriva da un mix di sei legumi, mentre il sapore di pesce dall'olio di alghe.

Pesce crudo

Al fake fish non c’è limite, e così anche il pesce crudo è stato imitato. A farlo è Ocean Hugger Foods che utilizza solo pomodori, salsa di soia, sale, zucchero e acqua per replicare in qualche modo la trama ricca e grassa di ahi, un alimento base per sashimi. Lo chiamano "ahimi", che significa "lo spirito di ahi".

Sophie’s Kitchen

L’azienda californiana utilizza proteine ​​di piselli e radice di konjac, un tubero asiatico usato a lungo nella cucina giapponese per le sue qualità amidacee e gelatinose, per fare di tutto, dalle capesante vegane al salmone affumicato ai gamberetti fino a "Toona".

Impossibile Food

È forse la più importante azienda del settore. Fondata dal biologo molecolare Pat Brown, ha iniziato a riprodurre la carne, una soluzione per il biologo al riscaldamento globale, di cui gli allevamenti sono una delle cause. Addirittura Burger King, gigante dell’alimentazione veloce, ha inserito un suo prodotto nei menù creando l’Impossible Whopper. Dopo la carne, Brown si è dedicato al pesce e utilizzando la proteina Eme – che è la base dell’emoglobina ed è la stessa usata per la Impossibile Meat – ha riprodotto il sapore di pesce. Con soli ingredienti di origine vegetale ha creato un brodo al gusto di acciuga con cui si possono preparare piatti come la paella o condire insalate. L’obiettivo? Proporre entro il 2035 un’intera gamma di sostituti vegetali per ogni tipo di prodotto a base animale.

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