Con l’acqua e la birra bevi anche plastica

Uno studio lancia l'allarme: contaminata anche l’acqua del rubinetto

Uno studio commissionato dal Wwf all'Università australiana di Newcastle lancia l’allarme sulla preoccupante presenza di microparticelle di plastica all’interno dei cibi che ingeriamo. I dati sono disarmanti se si pensa che, in base alle stime, ogni settimana introduciamo in media 2.000 pezzettini di plastica, l’equivalente di una carta di credito, giusto per rendere l’idea attraverso un esempio di uso comune. Facendo due calcoli, sommando le stime, all’anno ne assimiliamo un totale di 250 grammi. Complice soprattutto il sale, la birra e i frutti di mare, alimenti dove lo studio ha rilevato la più alta concentrazione di particelle. A destare maggiore preoccupazione però è il fatto che la presenza di questa sostanza sintetica è anche nell'acqua del rubinetto.

68.415 fibre di plastica potenzialmente pericolose per la nostra salute

L’acqua che usiamo normalmente, ci serve infatti anche per fare la doccia, lavare i denti e pulire i nostri vestiti. Lo studio dell'università Heriot-Watt di Edimburgo aggiunge che molte particelle che finiscono nel nostro stomaco arrivano dai mobili e dai tessuti sintetici di casa, oltre che dai materiali che si degradano. Per questo l’istituto ha stilato una lista di 68.415 fibre di plastica potenzialmente pericolose per la nostra salute. Il problema però è più ampio e ha radice a livello globale. Non riguarda solo quello che portiamo in tavola o le abitudini di vita che possiamo cambiare seguendo il ciclo stagionale o le personali tendenze di costume a livello locale. Uno studio americano effettuato su campioni di acqua in bottiglia provenienti da tutto il mondo, ha infatti evidenziato che su 11 marchi internazionali, il 93% è contaminato da microplastica, proveniente dal polipropilene dei tappi. 

Dagli oceani alle nostre tavole: la causa è l’inquinamento

La causa di questo fenomeno è tutta da imputare all’inquinamento marino. Ogni anno infatti finiscono negli oceani 8 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui il 75% è costituito da plastica, che si va poi a diffondere nella fauna e assume così le dimensioni di una grave minaccia a livello globale. Durante la scorsa Giornata Mondiale dell’Ambiente, che si celebra ogni anno il 5 giugno, nello stomaco di una tartaruga rinvenuta su una spiaggia italiana, è stato trovato l'involucro di uno snack francese, a testimonianza del fatto che le correnti marine spostano gli oggetti di plastica su grandi distanze nelle acque. Il danno è presto fatto e i Protocolli sono stati fissati, come ad esempio quello di Kyoto, sia a livello nazionale dai singoli governi transnazionali, come dall’ONU. Ma la prevenzione, come al solito viene da noi, dai piccoli gesti che gli stessi miliardi di persone hanno fatto per causare quest’emergenza, e che oggi possono fare per invertire la tendenza e contribuire a far ritrovare all’ambiente un nuovo benessere.

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