A tavola con l'intelligenza artificiale

Si apre il Wired Next Fest di Milano, dove si parlerà di AI e identità. Da Pinterest all'agritech: qual è l'impatto della tecnologia sul cibo?

Per chi è un patito delle serie tv e della tecnologia, il titolo Silicon Valley sicuramente non sarà passato inosservato. Soprattutto se la fiction diventa realtà sotto forma di un'App per il food tech. Succede nel corso della quarta stagione ora in onda sulla rete americana Hbo. Niente spoiler, non preoccupatevi. Solo un piccolo accenno alla trama. Ad un certo punto, due dei protagonisti inventano SeeFood: applicazione per mobile che permette di riconoscere il cibo attraverso la fotocamera del cellulare. Gli esiti filmici, ovviamente, sono quelli previsti da una sitcom. Eppure lo sforzo degli sceneggiatori non è andato sprecato. Anzi, è diventato un progetto vero e proprio realizzato dai giganti del tech. In questo caso, parliamo di Pinterest.

Il social-browser-network fondato nel 2010 e definito “un catalogo delle idee”, si basa essenzialmente sulla condivisioni di immagini. Comprese quelle relative al cibo: in totale 15 miliardi di immagini di piatti e manicaretti vari. Come sfruttarlo? Semplice, trasformarlo in un database su cui poggiare l’ultimo update: Pinterest Lens (la funzionalità che permette di ricercare post attraverso le immagini). Lanciato a metà maggio, questo aggiornamento permette di utilizzare il proprio smartphone come strumento per il riconoscimento visuale di un piatto. Poi sarà un’intelligenza artificiale a fare tutto il resto, ossia proporre all’utente ricette simili o correlate a quella utilizzata per creare la pietanza fotografata. Detto altrimenti: mangi le lasagne più buone della terra, ma non ti basta? Fai una foto e scopri cosa puoi mettere sotto i denti di altrettanto buono (magari vegano o gluten free).

Al di là degli hype da smanettoni e fanatici del “food porn”, questa è un’autentica piccola rivoluzione. Pinterest offriva già la possibilità di ricercare attraverso dei filtri i post dedicati alle ricette per un determinato alimento. Ora però i risultati si allargano a dismisura aumentando anche il grado di corrispondenza con la ricerca dell’utente. Una funzionalità che, da un lato, punta a fare concorrenza ai grandi siti di cucina e, dall’altro, fa capire quanto l’intelligenza artificiale sia parte integrante della nostra vita – per chi non lo avesse ancora capito.

E se la Silicon Valley, quella reale, vi sembra troppo distante basterà volgere gli occhi su Milano per capire quanto pervasiva sia diventata la presenza dell’AI (sigla che sta per "artificial intelligence"). L’ultimo weekend di maggio 2017, infatti, ai giardini “Indro Montanelli” di porta Venezia, va in scena il Wired Next Fest. L’annuale appuntamento tecnologico organizzato da Weird Italia. Tema principale: l’identità. Sottotesto: l’intelligenza artificiale appunto. Lecito quindi chiedersi quali siano gli impatti di questa nuova frontiera tecnologica sul cibo. Non solo perché Milano è (e sarà sempre) la città che ha ospitato l’Expo sull’alimentazione, ma sopratutto perché in Italia l’identità si costruisce a tavola.

Per capirlo, bisogna partire dalla filiera dell’alimentazione: l’agricoltura. È qui che l’AI sta facendo i maggiori passi avanti. Le stime dicono che entro il 2050 la popolazione mondiale supererà quota 9 miliardi. Come ci sfameremo? La ripsosta arriva innanzitutto dalla riduzione degli sprechi. E per farlo i contadini si stanno sempre più votando alla digitalizzazione. D’altronde, gli esperti dicono che una fattoria di medie dimensioni produce 200 mila data points (l’unità di misura del mondo digitale) all’anno. In futuro saranno 4 milioni. Di cosa si tratta? Essenzialmente dati relativi allo stato del terreno, all’impatto dei cambiamenti climatici sulle culture, alla scarsità o abbondanza di una risorsa e via dicendo. Tutte cose che poi influiscono sul prezzo finale del prodotto (assieme al mutare della domanda). E per determinarlo ci vuole un algoritmo e un’intelligenza di silicio che riesca a tenere conto di tutto.

Facciamo un passo in avanti. Dall’orto trasferiamoci alle cucine professionali. Anche qui l’intelligenza artificiale ha il suo posto come dimostra il Food Profit Group. Si tratta di un’agenzia britannica che assiste chef e ristoranti con l’obiettivo di abbattere gli sprechi, una delle prime cause di fallimento per un locale. Basteranno i dati raccolti in rete e sulle piattaforme gestionali dal software Saas (detto altrimenti, un’AI) per far rendere al meglio uno dei settori meno techno friendly che ci sia. E che dire di chi preferisce il fast food? Anche qui software altamente specializzati guidano la rivoluzione mobile. Come da McDonalds per esempio. La storica catena americana punta a attivare un sistema di ordinazione e pagamento in 20 mila esercizi in tutto il mondo entro la fine dell’anno. Per gestirlo ci penserà un’intelligenza artificiale capace di prendere le ordinazioni a voce dei clienti utilizzando un sistema simile a quello messo in campo da Microsoft con Cortana, l'assistente domestica di ultima generazione. Si tratta di un software intelligente con 55 funzionalità diverse per gestire la casa, di cui 5 dedicate al cibo: dalla possibilità di ordinare una pizza Domino’s senza alzare il telefono al tutorial in tempo reale di diverse ricette, comprese quelle del vostro cocktail preferito.

 

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