Precision sport: prima di centrare il bersaglio, centra l'alimentazione

Per un'ottima mira non basta un'ottima vista

«Il tiro con l'arco non mira in nessun caso a conseguire qualcosa d'esterno, con arco e freccia, ma d'interno e con se stesso».
Basta aprire una pagina qualsiasi scritta dal filosofo tedesco Eugene Herrigel, autore de Lo Zen e il tiro con l’arco, per capire quale sia lo sforzo richiesto da uno sport di precisione.
Dal golf alla carabina, passando per le freccette e il biliardo, ogni disciplina di questo tipo non si riduce solo a centrare un bersaglio.
O meglio, colpirlo è solo il risultato di una pratica che necessita di grande concentrazione.
A partire da quello che si mangia a tavola.

Prima di centrare il bersaglio, centra l'alimentazione

Al di là della tecnica, migliorabile solo con la pratica, ci sono aspetti in cui la nutrizione gioca un ruolo fondamentale.

Vista, equilibrio, concentrazione e salute delle articolazioni sono componenti necessarie a un gesto tanto corretto quanto efficace.
Perché, nonostante un mirino telescopico montato sulla punta del tuo arco o un gps satellitare per calcolare vento e distanza dal green, se mangi pizza e birra o spezzatino, polenta e rosso della casa, la buca e il bersaglio non li vedi proprio.

Il menù prima del poligono

Allenarsi agli sport di precisione significa allenarsi a mantenere un elevato e prolungato livello di concentrazione. Sia mentale sia muscolare.
Per questo il pasto prima di arrivare al poligono dovrebbe essere una preparazione allo sforzo di restare fermi.

Sembra quasi un ossimoro, eppure è proprio così: mantenere la posizioni di tiro e gli occhi sul bersaglio può stancare tanto da creare crampi muscolari e problemi articolari.
Nonché una buona dose di mal di testa.

Quindi, due ore prima di sparare, scoccare o lasciare partire lo swing meglio non accontentarsi della solita insalata di carote.
Prepararsi una fettina di tacchino, accompagnata da pane integrale, spinaci e cavolo nero aumenta l’apporto di luteina e folato, due vitamine o carotenoidi contenenti atomi d’ossigeno.
Un grande aiuto per la salute del cervello.

Bull’s eye

Durante la nostra sessione di tiro, il centro del bersaglio può diventare un’ossesione. E sebbene il saggio dica che «puoi diventare un maestro anche se nessuno dei tuoi colpi va a segno», un po’ di soddisfazione personale aiuta ad affrontare la fatica.

Quindi se è una giornata no, meglio provare a prendersi una pausa. Sedersi e mangiare uno snack.
Preferibile una barretta al cioccolato amaro e mirtilli, ricchi di antiossidanti, ed evitare la caffeina.
È un eccitante che aumenta la concentrazione a discapito della fermezza di polso, caratteristica essenziale per centrare un puntino nero a 50 metri di distanza.
Nemmeno fossimo tutti dei novelli Niccolò Campriani, tiratore azzurro plurimedagliato olimpico.

La differenza fra una vista più o meno annebbiata, poi, può farla una giusta idratazione.
Aspetto che diventa imprescindibile in discipline come il biathlon, dove la precisione deve coniugarsi a una fase di endurance.

L’ultimo bersaglio

Imbucata l’ultima pallina e svuotata la faretra ci si può lasciare andare, soprattutto in termini di respirazione. 
Questo è il momento di pensare a come recuperare dallo sforzo. Così da prepararsi fin da subito al prossimo impegno.

Il primo passo è continuare a reidratarsi e riempire le scorte di magnesio e potassio utilizzate.
Da non sottovalutare lo sforzo muscolare e articolare.

Una filetto di tonno ai ferri assieme a un’insalatona di avocado, cavolo nero e noci è il giusto mix per una apporto di proteine, vitamine e grassi buoni per il nostro organismo come l’Omega-3.

E se hai ancora un certo languorino, prima di metterti a leggere le tecniche berbere del tiro con l’arco, meglio una fetta di pane ai quattro cereali e olio d’oliva accompagnati da una limonata che favorisce la digestione. Perché con lo stomaco sottosopra l’illuminazione giusta per colpire il bersaglio corretto è fuori portata. 

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