Sugar tax: una tassa sulle bibite zuccherate

Già presente in altri Paesi come la Gran Bretagna, mira a ridurre la quantità di zucchero nelle bevande

Sugar tax: la proposta di introdurla anche in Italia è partita ufficialmente, su iniziativa del Fatto Alimentare, con una lettera-appello inviata al ministro della Salute Giulia Grillo e che ha già raccolto l’adesione di importanti società scientifiche, tra cui la società Italiana Diabetologia (SID),l’Associazione nazionale dietisti ( ANDID), la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), l’European Childhood Obesity Group (ECOG) e Slow Medicine, nutrizionisti, medici e professionisti. Tra l’altro i componenti del Movimento 5 Stelle della Commissione Affari sociali della Camera avevano già parlato della possibilità di introdurre una sugar tax: un’idea quindi che inizia a circolare insistentemente e che potrebbe essere una risposta efficace al problema dell’eccessiva presenza di zucchero nell’alimentazione del mondo Occidentale, in particolar modo in quella dei bambini, con tutte le conseguenze per la salute che questo comporta. Basti pensare che in Italia la percentuale di bambini obesi o in sovrappeso arriva al 30% (dato che ci colloca al terzo posto in Europa dopo Grecia e Spagna), mentre per gli adulti il valore è del 45,1%.

Che cos’è la Sugar tax?

La sugar tax è una tassa che colpisce le bibite zuccherate. La Francia l’ha adottata già nel 2012, e pochi mesi fa ha fatto lo stesso anche il Regno Unito: qui sulle bibite contenenti più di 5 grammi di zucchero per ogni 100 millilitri viene applicata un’accisa da 18 pence, che sale a 24 pence al litro per le bibite con più di 8 grammi di zucchero per ogni 100 ml. I succhi di frutta naturali, le bibite a base di latte e i piccoli produttori sono esenti dalla tassa. E proprio in Gran Bretagna i risultati sono stati eccellenti ancora prima dell’entrata in vigore della nuova normativa: infatti molti produttori si sono adeguati e per evitare di pagare il balzello hanno dato un taglio netto all’aggiunta di zuccheri all’interno delle bibite. A parte Francia e Gran Bretagna, una tassazione sulle bibite zuccherate è presente anche in Irlanda, Belgio, Portogallo, Finlandia, Ungheria, Messico, Cile e città come Filadelfia e Berkeley negli Stati Uniti d'America.

L’appello al Ministero della salute

Nella lettera aperta che sta raccogliendo adesioni a raffica si legge: «L’appello che rivolgiamo al Ministro della salute è di promuovere una legge per tassare del 20% le bevande zuccherate con valori progressivi come prevede la norma inglese Soft Drinks Industry Levy, e porre precise restrizioni alla pubblicità di prodotti destinati ai bambini con un profilo nutrizionale sbilanciato. Se consideriamo la probabile riduzione dello zucchero nelle bevande prima dell’entrata in vigore del provvedimento come è successo in Gran Bretagna, in Italia è ragionevole ipotizzare un introito derivante dalla sugar tax di circa 240 milioni euro l’anno. Questa somma dovrebbe essere utilizzata per avviare seri programmi di educazione alimentare e promuovere modelli più salutari, ad esempio sotto forma di riduzioni delle tasse per alimenti bilanciati ispirandosi al modello inglese “Soft drinks industry levy”. C’è spazio anche per campagne pubblicitarie in tv e nelle scuole, per sconti alle famiglie con problemi economici sul prezzo dei pasti distribuiti a scuola, per programmi di avvio allo sport nelle scuole».

 

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